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LA CITTA' DI MODICA ANTICA
Secondo Scrittori antichi, Modica fu fondata da Ercole, figlio della Dea Cerere, dopo lotte compiute vittoriosamente sui Ciclopi-Eroi Sicani che abitavano le "Cave" dell'attuale Città di Modica e quelle oggi dette "d'Ispica". Ma noi invece crediamo che ebbe fondazione ad opera dei Siculi unitamente a Trinakria, Agira, Henna, Meneo. I Siculi abitavano la vicina Città di Sicoli o Siculi (nome divenuto "Scicli" per corruzione).
Le abitazioni in Grotte fatte dai primi Sicani e Siculi attorno all'odierna Modica sono simili a quelle di Cava d'Ispica e si estendono sino a quelle (d'Ispica) che hanno lunghezza oltre tre chilometri. Queste abitazioni e l'immensa Necropoli manifestano la grandezza di Motuka come Metropoli estesa per circa dodici kilometri. L'antica prima Città portante il nome di "Moteke" appare ancora oggi con le sue abitazioni scavate nelle rocce di Calcare duro formate di più e diversi piani ed una sopra l'altra con accosto sarcofagi-sepolture.
Le abitazioni constano di più camere intercomunicanti, munite di gradini anch'essi scavati nelle rocce per accedervi.
All'interno di queste caverne si notano boccole per recarvi animali e per appendere utensili e robe casalinghe ed aperture inoltre che servivano da finestre e balconi.
Una immensa Grotta-abitazione detta "Il Castello" di Motike-Hispica, è ritenuta, ancor oggi, la residenza d'un Re che regnava su un grande popolo.
La posizione della prima Città era inconquistabile poiché Motike era stata edificata su alture scoscese alle quali per potervi accedere occorrevano corde e scale.
Tutto fa credere, esaminando le migliaia di abitazioni in Grotte e la Necropoli che i primi nuclei umani che vi dimoravano costituivano una vera e propria Nazione che è Sicana e Sicula dopo che i Sicani si fusero ed una prima arte Scultorea e pittorica eccellente.
Nel periodo Greco in Sicilia la popolazione di Motuca o Motyce fu chiamata Moticea. Da altre monete rinvenute coniate in quel tempo si deduce che l'antica Modica era potente e ricca. Infatti sul rovescio di esse si legge "Motyaion" e nel dritto è rappresentata una Donna-regina dai capelli sciolti.
In questo periodo la popolazione adorava la dea Era (dal Greco: Hsd oppure dal Siculo:"Aer": Aria) che credevasi impersonasse la Luna. Ciò si evince da frequenti raffigurazioni simboliche del Satellite all'interno e fuori degli Antri nel territorio di Modica scavati su altipiani rocciosi di calcare duro che servivano di abitazione, granai e luoghi di sepoltura. La dea Era era protettrice delle Rupi, delle Alture abitate e fortificate, dei Cacciatori, degli Sposi, delle Donne partorienti. Ed in tutte le alture della Sicilia Sud-Orientale -prima abitate dai Siculi- furono dedicati templi dentro e fuori le caverne alla dea Era e per ciò in suo onore colli e monti d'essa parte dell'Isola furono chiamati Erei. Inoltre per devozione a tale Dea le popolazioni Moticesi piantarono alberi un pò ovunque che formarono grandi boschi ritenuti sacri. Le popolazioni erano dedite alla pastorizia ed all'allevamento del bestiame. Esercitarono il commercio e per ciò come Unità usarono la "Lira" -appartenente al Sistema Duodecimale - che era divisa in dodici once.
Poiché tali popolazioni durante battaglie e scontri sostenuti contro invasori delle loro terre urlavano a squarciagola furono ritenute -specialmente dai Greci- popolazioni fiacche e paurose. Invece le popolazioni abitanti le alture dell'antica Motyce e d'Hispica, di razza Sicula, nei combattimenti si prodigavano con prodezza ed eroismo. E contrariamente a quanto avveniva tra popolazioni Puniche dominanti in alture vicine alle loro, per i sacrifici ad Era ed altre Divinità (Cerere, Ibla, Giove, Apollo, Palici, etc.) non usavano offrire bruciando nel fuoco teste tagliate d'uomini, di donne e bambini, ma capi (teste) d'aglio. Le genti che fondarono la Città di Modica antica appartenenti al popolo dei Siculi furono alleate con le popolazioni delle vicine città Erbesso, Cymbe, Trinakria, Ibla Erea (Ragusa), Ina, Sicoli, Casmena, Naeto edificate dai Siculi ed anche con la popolazione di Camarina (anch'essa di origine Sicula) (I) e combatterono valorosamente contro popoli invasori dell'Isola venuti dal mare per parecchi secoli al fine di mantenere l'indipendenza delle loro Città e conservare la libertà, il progresso, la civiltà conquistate mediante la loro intelligenza, il loro lavoro, i loro buoni costumi. E per conservare tutto ciò combatterono anche la Città di Siracusa.
Infatti la Città di Modica , nell'anno 552 avanti Cristo, manda il suo esercito a raggiungere quello di Siculi (Scicli), Casmene, Camarina, Ibla, Enna sul litorale di Donnalucata (scicli) sul quale si scontrano con gli eserciti Siracusani.
L'esercito di Motuca e quelli delle altre città Sicule rimangono sconfitti perché condotti malamente da generali diversi, i quali ebbero vedute differenti nella conduzione della guerra e perché i soldati non erano ancora allenati a combattere fuori le mura di cinta delle proprie Città. Per aver preso questa guerra contro i Siracusani, le popolazioni di Camarina furono massacrate senza pietà dai vincitori.
Nell'anno 438 a.C. Ippocrate usa la ricostruita città di Camarina per combattere Motuca e altre città Sicule contrarie all'espansione del dominio di Gela sui loro territori.
Durante questa guerra i Geloi distruggono la Città d'Hibla e quella degli Ergentini. La guerra si arresta con la morte d'Ippocrate poiché il di lui figlio Gelone si riconcilia con le Città Sicule ed anche con Siracusa.
Gelone in Siracusa, corrompendo, brigando ed allettando, riesce a farsi nominare dal popolo - composto in gran parte dei ricchi fuggiti da Camerina e Casmena- "Essimete" (Direttore) della Città.
Alla morte di Gelone -nell'anno 478 a.C.- al governo di Siracusa succede il di lui fratello Gerone e per ciò sulla Città di Motuca e delle altre alleate Città Sicule si abbatte un periodo di guerre a causa della rivolta di Trasibulo contro Gerone poichè Motuca e le Città Sicule inviano aiuti a Siracusa mediante uomini armati per combattere l'esercito di Tresibulo. Gli aiuti della Città di Motuca e delle altre Città Sicule contribuiscono a vincere Trasibulo e a far ritornare nelle loro terre i prigionieri catturati a Camarina e a Casmena dai Siracusani.
Essendo in guerra Siracusa contro Agrigento, Ducezio, re di Siculi, riunendo il suo esercito agli eserciti di Motuca, Camarina, Casmena, Ibla e delle altre Città d'origine Sicula, si proclama "Suffete"(Re) dei Siculi e nel 451 a.C. distrugge gli eserciti Greci sbarcati e residenti nella parte Sud-Orientale dell'Isola riportando il dominio dei Siculi su tale parte e su quella Centrale della Sicilia distruggendo Enna e dopo aver conquistato Agrigento e Mozia.
Ducezio quindi fonda Palica ed offre il riscatto per avere la città di Morganzia. Egli, dopo altra guerra contro Agrigento in ribellione e poi contro Siracusa, fu sconfitto presso Nome ed abbandonato dai suoi soldati.
Nel 440 a.C. la Città di Motuca aiuta ancora con il proprio esercito Ducezio, tornato in Sicilia, dopo aver lasciato l'esilio di Corinto inflittogli dai Siracusani, facendo nuove guerre e grandi e grandi nuove conquiste. Le conquiste si arrestano con la sua morte avvenuta improvvisamente in Calasta(presso Scicli) a causa di forti febbri malariche.
La morte di Ducezio, fa estendere il dominio di Siracusa su Motuca e su tutte le altre Città Sicule. A tale dominio non vuole sottostare la libera e fiera popolazione Sicula della Città di Trinakria, la quale preferisce morire suicidandosi in massa.
Nell'anno 424 a.C. la Città di Motuca è costretta ancora a combattere unitamente alle altre Città che avevano formato il Regno di Ducezio contro gli Eserciti di Atene che vantavano diritti nelle Città e nei territori Siculi appartenuti a Ducezio.
Gli Atenesi, capeggiati da Feace, combattono contro gli eserciti Siculi formati tra le popolazioni di Motuca, Scicli, Ragusa ed i Calcidesi, ma poichè avvengono ribellioni nelle Città di Siracusa, Feace riesce a persuadere gli eserciti avversari a schierarsi assieme a lui per fare guerra contro l'impero di Siracisa.
Le battaglie sostenute contro Siracusa dai Calcidesi, dagli Ateniesi, dall'Esercito di Motyca e delle altre Città Sicule sono tutte sfortunate e Siracusa conquista e domina anche la parte della Sicilia Sud-Orientale.
Durante l'anno 415 a.C. l'Esercito di Atene combatte ancora l'Esercito di Siracusa, ma stavolta da solo ed apporta distruzione sul territorio appartenete a Motyka ed alle altre Città Sicule. Tuttavia Esse, in tale guerra tra Ateniesi e Siracusani, rimangono in posizione di neutralità. Ma appena la Città di Siracusa sta per essere occupata e quindi devastata dagli Ateniesi ed invoca disperatamente soccorso a Sparta, Motyca e le Città Sicule danno aiuto a Siracusa mandando soldati e vettovaglie.
Il 23 Agosto 413 a.C., dopo essersi verificato un pauroso eclisse lunare presegevole di sventure, l'Esercito Ateniese viene sconfitto alla Plaja di Dascone dall'Esercito Siracusano aiutato dal duce Gilippo inviato con un esercito da Sparta e dagli Eserciti delle Città Sicule.
Durante gli anni 368-335 a.C., che sono turbolenti a motivo di altre guerre fatte a favore e contro i Punici, Motyca unitamente alle Città Sicule appartengono come Stati della Sicilia confederati a Siracusa. Siracusa ha un governo presieduto con pieni poteri dall'Arconte Dionigi e così anche durante la successione di Dionigi II, sovrano assoluto, che priva di libertà e fa angarie alle popolazioni degli Stati confederati a Siracusa. A causa di ciò Volontari armati di Modica, Scicli, Ibla, Camarina, Gela, Agrigento accorrono in aiuto di Dione, zio di Dionigi II, il quale riemtrato in Sicilia dall'esilio in Grecia con uno sparato numero di Elladi, conquista Siracusa e caccia Dionigi II. Indi Dione nomina un governo di democratici in Siracusa e si ritira a vita privata. Gli succede il Siculo Timoleonte che trasforma la Città si Siracusa e quelle confederate di Modica, Ibla, Camarina, etc. in città libere facendo eleggere in esse Senati e promulgando leggi che apportano benessere e tranquillità.
Nell'anno 338 a.C. Motika e le altre Città Sicule, a seguito di pestilenze e terremoti diventano Città spopolate, ma per leggi allettarici di Timoleonte, fatte per incrementare l'agricoltura, l'allevamento del bestiame e l'industria, queste Città ridiventano popolate.
Nel 316 a.C. a Timoleonte succede Agatocle. Questi tratta la pace con i Cartaginesi cedendo le Città di Imera, Selinunte ed Eraclea e rende indipendenti le Città Sicule di Motika, Scicli, Ibla, Camarina. Tuttavia gli Eserciti di esse Città debbono rimanere sotto il comando di Agatocle.
Agatocle, dopo aver rafforzato gli eserciti sotto il suo comando, combatte e cerca di vincere i Cartaginesi guidati dal generale Amilcare.
Egli, dopo parecchi sanguinosi scontri, viene sconfitto ad Economo da Amilcare. Ancora forte, si ritira entro la Città di Siracusa. In conseguenza di ciò Motika e le altre Città Sicule (Camarina, Scicli, Ibla, Leonzio) e quelle Greche (Catane, Tauromenio, etc.) fanno alleanza con Amilcare ed i Cartaginesi. L'astuto Agatocle però mediante una potente flotta trasferisce il suo esercito in Africa facendo quindi devastazioni nelle contrade dominate da Cartagine così da costringere i capi di quella Città a richiamare in patria l'esercito di Amilcare. Amilcare imbarca precipitosamente il suo esercito ed abbandona la Sicilia per contrastare le forze di Agatocle che stanno per conquistare Cartagine.
Per consiglio della Città di Agrigento, la Città di Motika e quelle Siculi, al fine di liberarsi sia dal dominio di Siracusa sia dal dominio di Cartagine, fanno un patto d'alleanza militare. I Capi ed i Rappresentanti di queste Città si riuniscono ad Enna per eleggere un Capo supremo degli Eserciti alleati. Comandante supremo viene eletto Senodico d'Agrigento, il quale, grande oratore, si rivela con poche attitudini di, generale. Pertanto egli è sconfitto dai generali di Agatocle nei pressi di Gela quando, dopo che lo stesso Agatocle, aveva distrutto le città di Leontio e Camarina. La città di Motika, quelle altre Sicule e quelle Greche ritornano sotto il dominio di Siracusa governata da Agatocle.
Per questo Siracusa diviene molto potente e, sotto la guida di Agatocle, vince altre molte guerre che le fanno conquistare importanti terre e città in Africa, in Macedonia, e l'Alpulia, Bruzio e Iapigia.Dell'esercito di Siracusa conquistatore fanno parte gli eserciti di Motika e delle Città Sicule e delle Città Greche.
Nell'anno 289 a. c. Agatocle, colpito da grave malattia, lascia il governo di Siracusa dopo aver concesso ogni libertà a tutte le Città Sicule.
Succedendogli Iceta, la Città di Motika e quelle Sicule vengono private dalle libartà da Agatocle. Per tali motivi Motika e le altre Città Sicule si ribellano. Guida le ribellioni la Città di Agrigento governata da Phintia. Iceta muove guerra contro Agrigento scontrandosi con l'esercito agrigentino capitanato da Phintia presso la Città di Ibla. Dopo una furiosa e sanguinosa battaglia l'esercito di Phintia rimane sconfitto. Per questa inaspettata vittoria, Iceta inorgoglito, nell'anno 280 a.C. attacca con i suoi soldati l'esercito di Cartagine che intanto era ritornato in Sicilia. Iceta viene vinto facilmente e tutti i superstiti appartenenti al suo esercito sconfitto vengono ad essere orrendamente mutilati dai Cartaginesi.
I Cartaginesi, dopo aver riportato la facile vittoria su Iceta, compiono grandi stragi nelle varie Città dell'Isola tra le quali Motyka.
Per ciò al governo di Siracusa viene chiamato il re Pirro d'Epiro, genero di Agatocle, che però non combatte i Cartaginesi e quindi Gerone II lo scaccia e gli succede prima come Dittatore e poi come Re nel governo di Siracusa. E poiché ancora l'esercito dei Mamertini mena stragi in Casmena, Camarina, Gela, Motyka, la combattente Città di Scicli (Siculi) chiede aiuto e protezione a Gerone contro i Mamertini.
Gerone II accorre e, nel territorio Siclitano, i Mamertini riportando una grave sconfitta, vengono cacciati con furia ed odio dai Siracusani e dai Siculi sino alla Città di Messina dove si rifugiano rinserrandosi dentro quelle mura e resistendo disperatamente agli attacchi di Gerone ed all'assedio da lui posto alla Città.
I Mamertini, bellicosi soldati di ventura, abituati alla guerra ed ai saccheggi, al fine di non perire, chiedono immediato aiuto a Roma, Città la quale meditava da tempo di espandere il suo dominio in Sicilia tenendo per ciò un'immensa pronta flotta destinata al trasporto di un poderoso esercito nell'Isola. Così nel 263 a.C. i Romani, mediante la loro grande flotta partita da Anzio, sbarcano in Sicilia al comando del Console Appio Claudio.
Appio Claudio riesce a sconfiggere Gerone e a liberare i Mamertini e poi a convincere le Città Sicule a fornirgli viveri ed uomini armati in grande numero per combattere i Cartaginesi dominanti nell'Isola con il commettere continue stragi tra le popolazioni. Appio Claudio, per questo motivo, sbaraglia i Cartaginesi e con altro aiuto di Legioni provenienti da Roma al comando dei Consoli Valerio Massimo e Quinto Ottaelio Crasso, conquista le maggiori Città dell'Isola assoggettandole all'impero di Roma. Essendo ciò avvenuto, Gerone II è costretto a firmare un Trattato di Pace e di Alleanza con le Città di Roma ed a cedere il governo della Sicilia riservando il dominio di Siracusa sulle poche Città comprese tra Tauremenio e la foce dell'Irminio.
La Città di Motyke quindi rimane fuori le stragi e le distruzioni che apportano i Romani in Sicilia e di quelle ancora che andavano compiendo i Cartaginesi
Nell'anno 219 a.C. Motica unitamente a Drepano, Scicli, Ibla, Netum, Achate, Acre, Acrilla, Helorus, Catane e l'esercito di Cartagine in Sicilia, per il fatto che Geronino, successore di Gerone II nel governo di Siracusa, ebbe infranto il Trattato d'Alleanza leganti le Città Sicule e Greche a Roma, combattono l'esercito d'occupazione di Roma in Sicilia il quale era sottoposto al comando del Console Marco Marcello.
Riuscendo a conquistare Siracusa nell'anno 216 a.C. l'esercito Romano sbaraglia l'esercito di Motica e tutti gli altri eserciti oppositori e l'indipendente Motica diventa tributaria della Città di Roma.
Questa Guerra viene chiamata dagli antichi Storici col nome di "2a Guerra Punica".
Per la Città di Motica, la conquista Romana, è fonte di grandi disgrazie, di persecuzioni, di schiavitù -e ciò che era peggio- di fame, poiché tutto il grano prodotto e tutti gli altri prodotti del suolo vengono incamerati dai Romani.
I pretori Romani spogliano la Città e la popolazione è vessata prepotentemente dai Decumani mandati da Roma per riscuotere le Decime.
Per tali angarie, soprusi e vessazioni la Città si ribella e combatte contro i Romani-unitamente alle Città Sicule e ai Cartaginesi che erano sbarcati sul litorale di Scicli. Ma l'esercito Romano agli ordini del Pretore M.Cornelio sconfigge le forze di Motyca e le altre combattenti. Tutto ciò è narrato dettagliatamente da Tito Livio nel Libro XXVI del "De Bello Punico".
In seguito alla vittoria i Tribuni ed i Pro-Consoli Romani espropriano i Moticani delle loro terre, ne diventano proprietari e quindi le affittano ai contadini ottenendo profitti lucrosi. Tali profitti li fanno diventare grandemente ricchi in brevissimo tempo. Essi per ciò si fanno costruire lussuose ville, grandi palazzi, castelli e bagni teatri dove menano vita lussuriosa e si fanno servire da innumerevoli schiavi.
Durante l'occupazione Romana in Modica e nelle altre Città di Sicilia si praticò il commercio degli Schiavi ed esistettero per tale commercio veri e propri grandi mercati dove avvenivano le compre-vendite. E non solo gli Schiavi venivano venduti come bestie sulle piazze che fungevano da mercati, essi venivano anche frustati a sangue, costretti a lavorare duramente con pane ed acqua in poche quantità. Gli Schiavi, dunque, conquisi da furioso odio contro i Romani, si ribellano, fuggono liberi, scorazzano armati per le campagne, catturano soldati Romani e li maltrattano e li frustano così come loro hanno maltrattato e frustato. Uno Schiavo (Cleone) - con attitudini di grande condottiero, che si era liberato dal giogo atroce romano, diviene il Capo degli Schiavi ribelli di Enna, Agrigento, Scicli, Motica ed altre Città e costituisce un nerbuto esercito in numero di 300.000 uomini armati carichi di odio che cominciano a combattere e vincere le Legioni Romane poste a presidiare la Sicilia Sud-Orientale e quella Centrale.
Ribellioni e combattimenti di Schiavi durano 14 anni. Gli Schiavi -durante le ribellioni ed i combattimenti-gridano forsennatamente la parola:"Libertà" - per ottenere la liberazione delle popolazioni Isolane.
Le rivolte, le lotte, e le guerre fatte dagli Schiavi sono chiamate dagli scrittori Latini, "Guerre Servili" e sono descritte minuziosamente dagli antichi Storici come avvenute dal 146 al 132 a.C.. Potenti eserciti inviati da Roma e capitanati dai Consoli Manilo, Lentulo, Calpurnio non riescono a vincere l'esercito degli Schiavi. Ma nell'anno 132 a.C. il Console Rupilio vince l'esercito degli Schiavi e spegne nel sangue ogni focolare di ribellione.
Ribellioni continuano tuttavia in Modica, in Siracusa ed in altre Città della Sicilia Sud-Orientale. Ed è un altro Console Romano. Licinio Nerva che arriva a sedarle dopo avere sbaragliato il grosso esercito affamato di Schiavi nei pressi della Città di Palica. Quindi le ribellioni sono riprese e durano dopo l'anno 132 a.C. ancora per altri 26 anni, sino a quando gli Schiavi vengono sconfitti a causa dell'ultimazione delle vettovaglie dopo avere reso libere ed indipendenti da Roma le Città di Messina, Macella ed altre grandi Città dell'Isola prima occupate da numerose e potenti Legioni venute in Sicilia con a capo il Console Aquilio.
Gli Schiavi vinti superstiti preferiscono uccidersi o farsi uccidere pur di non ricadere prigionieri dei Romani. Quei pochi che sono catturati vivi sono condotti in catene a Roma ed impiegati in spettacoli e giuochi sanguinosi nel Colosseo. Il loro forte grido di Libertà continuerà nel Circo e nelle prigioni di Roma e recepito dagli altri Schiavi che si ribellano - così come era accaduto in Sicilia - e sotto la guida d'uno di loro (Spartaco) - diventano vittoriosi dentro Roma contro le Legioni di quella Città.
Nel corso dell'Impero di Vespasiano e di Tito Flavio la Città di Motica da "Decumana" fu dichiarata "Stipendiaria", ma nella Città la povertà, gli stenti, la fame nella popolazione perseverano continuamente ed inesorabilmente come un grande flagello.
Nel 58 dopo Cristo, la Città che si estende intorno a cinque Colli e nelle Cave sottostanti, comincia a sopportare con rassegnazione e poi gioiosamente le sofferenze dell'occupazione impietosa dei Romani a causa dell'arrivo dei primi Cristiani venuti dall'Africa ed attraverso Malta a predicare il Vangelo di Cristo (San Paolo e San Luca dopo un naufragio sulla spiaggia di Sampieri, San Pancrazio, San Marciano e San Filippo). La popolazione vive ancora in maggior parte dentro Grotte nel Rione Balzo, nel Rione Francavilla ed in Gallerie scavate dentro le Colline vicine e fuori della Città nelle di Fanzio e d'Hispica. I Cristiani di Motica trovano rifugio in esse per proteggersi dalle persecuzioni ed accettano lietamente di vivervi per praticare il Culto Cristiano. Le Gallerie -più allargate mediante scavi nelle rocce - diventano Catacombe e prime Chiese Cristiane.
In alcune di esse si notano tuttora tombe, incisioni, sculture, altari ricavati nelle pareti rocciose. Parecchi Santuari in grotte sono eseguiti sotto la località del Pizzo. Catacombe sono fatte sotto l'attuale Chiesa di San Giorgio e sotto il Castello ed altri Santuari sul Colle Itria, nelle contrade Mauto, Rossobìa, San Silvestro, Cartellone, Vignazza, Caitina, sui Colli San Giuliano e San Marco, a Cava d'Hispica e a "Dieri".
Imperando Alessandro Severo, dimostratosi tollerante verso i Cristiani, in Modica furono costruite fuori delle Caverne delle Chiese Cristiane ed il Culto Cristiano non venne impedito. Le persecuzioni però contro i Cristiani di Modica furono riprese durante l'Impero di Massimino (235-238d.C.), Decio (238-251d.C.) e Valeriano (252-259 d.C.).
Numerosi Modicani, dopo essere stati condannati, furono bruciati sul rogo e dentro forni, uccisi mediante trafittatura o decapitazione con la spada. I loro nomi scritti su pergamene ed Atti dispersi non sono conosciuti.
Torture ed uccisioni di Cristiani furono sospese dall'Imperatore Aureliano e subito riprese dall'Imperatore Diocleziano (anno 303 d.C.). Nell'anno 304 la tradizione tramanda il Martirio dei Santi Modicani Deodata e Fanzio dei quali una raffigurazione su tela di Autore Ignoto è esposta in ricordo dentro il Duomo di San Giorgio.
Nell'anno 362 d.C. con l'Impero di Giuliano detto "l'Apostata" le persecuzioni nella Città di Modica vengono attenuate ed il Culto Cristiano fu esercitato senza che i Cristiani venissero condannati a morte o a lavori forzati.
Nell'anno 330 d.C., la Sicilia essendo stata assegnata all'Impero di Bisanzio, la Città di Modica fu governata da un Correttore Bizantino a nome Calvisiano. Costui, tenne un comportamento più spietato dei Pretori di Roma mediante l'imposizione e la riscossione di tributi in denaro ed in derrate alimentari (grano, legumi, vino, olio, caci, etc.), ma non impedì la libertà del Culto Cristiano poiché Bisanzio era sede lontana degli Imperatori e le leggi di divieto arrivavano lentamente in Modica e perché gli imperatori Bizantini -poco tempo dopo - abbracciarono anche la Fede Cristiana. La persecuzione contro i Cristiani ebbe termine ed in Modica furono per ciò elevati grandi e devoziosi Templi a Cristo, seguiti dalla costruzione di ampi Monasteri. Uno di questi fu edificato tra Modica e Ragusa dal Palermitano Gregorio Magno (anno 576 d.C.) che accolse un numeroso stuolo di Religiosi che vivevano in romitori tra le campagne.
Per circa sei secoli, durante il governo Bizantino in Modica, avvengono continue immigrazioni di poveri lavoratori ed operai ed artigiani provenienti da Città Orientali e Greche desiderosi di migliorare il loro misero tenore di vita. Essi cercano ed ottengono lavoro nei campi, contribuiscono a costruire opere edilizie oppure esercitano umili mestieri...
E poché - come abbiamo anzidetto - la Capitale Bisanzio era lontana e così pure le forze armate Bizantine, le coste del litorale non erano protette nè custodite ed erano di facile approdo ai popoli Barbari e Corsari, vengono saccheggiate. I Barbari, dopo aver saccheggiato la costa del litorale, arrivano anche all'interno e nella Città di Modica compiendo stragi, devastazioni e saccheggi. Essi sono Vandali discesi nell'anno 476 al comando di Genserico, i Goti di Teodorico provenienti dall'Africa e Corsari di mare nativi dei Paesi Etnei. Per ciò la Città di Modica allestisce difese contro di loro costruendo mura di cinta, torrioni, fortilizi e rocche inespugnabili sull'alto delle montagne. Tramite questi suoi fortilizi e castelli respinge facilmente altri assalti di barbari Africani ed incursioni di prime forze Arabe Musulmane e perché la popolazione Modicana possedeva virtù civili ed amor di patria. Ma nell'anno 669 d.C. Abd Allah Hais, a capo d'un forte esercito, penetra nella Città e - mentre il popolo armato difende palmo a palmo le vie - la saccheggia. Dopo è Atna Ibn Raft Allah che l'occupa e la devasta nell'anno 704 ed Abd Rahman ancora nel 752.
Nell'anno 845 Modica è occupata e saccheggiata nuovamente da Fadh-Ibn Giafar che guida un esercito di 14.000 uomini. Egli, proveniente da Messina, dopo aver devastato Noto, era riuscito a superare espugnandoli i fortilizi di difesa posti ad Est di Scicli. Nell'anno 864 Muhamed, comandando un robusto esercito di Arabi allenato alla conquista, espugna i Castelli di Modica e, dopo esser entrato nella Città, continua avanzando ed espugnando altre fortezze e Città col proposito d'invadere tutta l'Isola.
Avendo occupata la Città di Modica, gli Arabi non si comportano crudelmente verso gli abitanti contrariamente a quanto avevano fatto i Romani, i Bizantini, i Vandali ed i Goti. In un primo tempo essi dominano in Modica incutendo terrore col commettere uccisioni, poi si rendono disponibili a soddisfare le esigenze della popolazione. Così avvengono incrementi nelle colture dei campi e vengono sviluppate attività artigianali, commerciali ed industriali. Mediante il pagamento di denaro fu concesso ai Cristiani di esercitare il Culto nelle loro Chiese. La popolazione Modicana fu in quattro Classi:
La prima: gli Schiavi;
La seconda: i Vassalli;
La terza: i Tributari;
La quarta: gli Indipendenti.La proprietà terriera vanne divisa tra gli occupanti dominatori ed affittata ai Vassalli che ne dovevano pagare delle tasse sui fondi denominate "Karag" e "Gezia".
Durante la dominazione Araba Modica rimase Città importante tra quelle Siciliane. Lo scrittore Edris, subito dopo la fine di tale dominazione la descrive una Città che... "sorge (Mudiqah) tra aspre montagne, ma vi si gode abbondanza di comodi e di produzione del suolo."
Tuttavia, poiché gli Arabi dominatori diventano furenti ed incrudeliscono fortemente contro la popolazione di Modica quando, negli anni 866 e 867 le Città di Scicli e di Ragusa intolleranti alle sopercherie -si ribellano ai governanti Arabi, gli abitanti di Modica cercano con sommosse sanguinose di rendersi indipendenti. Il loro tentativo di liberazione risulta vano. Ed è vano un altro tentativo nell'anno 1000 poiché non arrivano gli aiuti che speravano di ricevere dopo lo sbarco avvenuto sul litorale di Scicli di un esercito Genovese venuto in Sicilia via mare per liberare le Città dell'Isola dall'occupazione Musulmana. Tale esercito si limita ad attraversare il territorio di Scicli che si era di già liberata dagli Arabi, dirigendosi verso Caltagirone, la quale viene da esso liberata.
Modica si ribella ancora contro gli Arabi nel 1038 appena ha avuto notizia dello sbarco a Siracusa di Maniace, generale a capo
d'un esercito di liberazione inviato in Sicilia dall'Imperatore di Bisanzio, ma gli Arabi reprimono in modo terribile la ribellione così come avevano già fatto, per quella avvenuta nella Città di Ragusa nell'anno 867.
La Città si libera dall'occupazione Araba nel 1082 mentre che si avvicinava un esercito Normanno comandato da Giordano figlio di Ruggiero che invade la Val di Noto contrastato dall'esercito Arabo con a capo Ibn-el-Wert.
Nell'anno 1091 Ruggero d'Altavilla, Gran Conte di Sicilia, pone la Città di Modica sotto il governo e la protezione del Pontefice Romano e nell'anno 1093 il suo nome appare tra quelle Città appartenenti alla Sacra Chiesa Romana nel Diploma emanato da Ruggiero che istituisce la Chiesa di Siracusa.
Tale Diploma stabilisce l'appartenenza alla Chiesa di Siracusa i territori e le Città di:
"Leontina, Nota, Pantegra, Cassibula, Bizinas, Essina, Calthaefar, Lespexa, Isbarda, Modica, Scicla, Anoor, Ragusa, Butera".
Nell'anno 1096 il Gran Conte di Sicilia Ruggiero governa direttamente la Città di Modica sino all'anno 1115. In quell'anno, egli, fa subentrare nel Governo della Città Gualtiero, che governa Modica unitamente a Scicli assumendo il titolo di Conte di Moac e coprendo anche la carica di Giustiziere e Camerario.
In quell'anno in Modica vengono costruite parecchie Chiese grandi Monasteri dedicati alla Madonna, Vergine Madre di Cristo Gesù, poiché la fede in Ella erasi rafforzata nella popolazione per il fatto che era apparsa in veste di Amazzone guerriera nel mese di Marzo dell'anno 1091 sul piano delle Milizie di Scicli per fermare e respingere un formidabile esercito di invasori Musulmani condotto dal feroce e sanguinario Emiro Balcani inviato dal Sultano d'Arabia per riconquistare la Sicilia e sottoporla nuovamente al dominio Arabo.
Amaldo, successore del padre Conte Gualtiero, nell'anno 1193 perde la Contea di Modica e di Scicli per essersi schierato con il pretendente al trono di Sicilia Tancredi. La Città di Modica viene incamerata nel Regno di Sicilia del quale è divenuto Sovrano l'Imperatore Arrigo di Svezia in quanto ebbe in sposa Costanza figlia di Re Ruggiero.
Nell'anno 1250 la sovranità di Modica, rivendicata dal Pontefice Romano per diritto concesso ai Papi da Ruggero I°, Re di Sicilia, venne assegnata a Ruggero Fimetta come premio per avere capeggiato la ribellione contro Re Federico.
Il 5 Aprile del 1282 la Città di Modica si ribella ed assale la guarnigione Francese così come tutte le Città di Sicilia partecipando poi alla guerra detta del Vespro. In questo periodo di tempo il popolo nomina Governatore di Modica Federico Mosca. Nel Settembre dello stesso anno Pietro d'Aragona, re di Sicilia, assegna la Città di Modica unitamente alla Città di Scicli come Contea al prima detto Federico Mosca.
Ma il 5 Giugno 1295, poiché il re Giacomo abdica al trono di Sicilia in favore di Carlo d'Angiò preferito dal Papa, il Conte Federico - partigiano di re Giacomo, viene dichiarato decaduto e la Contea assegnata a Manfredi Chiaramonte, genero di Federico Mosca.
Con Manfredi la Contea di Modica e Scicli viene ingrandita con Ragusa e Gulfi che prende il nome di Chiaramonte.
Al Conte Manfredi succedono: Giovanni Chiaramonte nel 1321 sino al 1342, Manfredi II° dal 1342 sino al 1353, Simone dal 1353 al 1357, Federico Chiaramonte dal 1357 al 1363, Matteo dal 1363 al 1377, Agata e Costanza dal 1377 al 1378, Manfredi III° Chiaramonte nel 1378.
Con Manfredi III° l'autorità Regia sulla Contea scompare del tutto ed il Conte subentra al Re in tutte le funzioni di Sovrano. Egli per tutti gli anni 1378-1391 si ritiene "pari" al Re di Sicilia. Alla morte di Re Federico III° la potenza di Manfredi III° nell'Isola viene accresciuta poiché succede nel Regno di Sicilia come Vicario assieme ad Artale Alagona, Francesco Ventimiglia e Guglielmo Peralta.
Il 10 Luglio 1391, superstite dei Quattro Vicari del Regno di Sicilia, con il figlio Andrea convoca il Parlamento Nazionale di Sicilia nella Chiesa di San Pietro di Castronuovo. Quivi vien fatto solenne giuramento da parte dei Rappresentanti la Nobiltà Siciliana di resistere e combattere ogni azione diretta a fare regnare in Sicilia un sovrano straniero in quanto ciò si prevedeva a causa del matrimonio della Regina Maria con Martino di Spagna.
Nel Novembre del 1391, muore Manfredi III° e gli succede il figlio Andrea, il quale eredita i sentimenti del genitore che sono quelli di fare la Sicilia una Nazione libera ed indipendente. Difatti, Andrea, prepara nei minimi particolari un grande esercito con il quale assedia Monreale l'esercito di Re Martino il Vecchio sbarcato nell'Isola per imporre sul trono di Sicilia il figlio Martino detto il "Giovane".
Dopo lungo assedio e sanguinosi combattimenti nei dintorni di Monreale l'esercito d'Andrea resosi debole e perché contrastato anche dai Baroni dell'Isola che si erano intanto schierati a favore di Martino, è costretto a fare la resa. Il trattato di Resa viene firmato alla presenza di Bonito, Arcivescovo di Palermo, e con esso ri riconoscono ad Andrea i privilegi e gli onori già posseduti, la riconferma dei possedimenti della Contea di Modica, Scicli, Ragusa, Chiaramonte etc. e si stabilisce di assolvere Andrea del reato di ribellione alla Corona del Regno di Sicilia. Pertanto il giorno 17 maggio del 1392 il Conte Andrea, facendo visita alla Regina Maria in Palermo, ai Principi e di lei Dignitari, viene accolto benevolmente. Ma l'indomani, chiamato a Corte assieme all'Arcivescovo Bonito è arrestato, torturato e gli viene estorta la confessione di attentare alle vite del Re Martino e della Regina Maria.
Nella Città di Modica viene subito inviato Antonio Ferrario come Castellano e Capitano per prendere possesso di tutti i beni d'Andrea.
Il primo giorno del mese di Giugno 1392 Andrea viene decapitato in presenza del popolo su un palco eretto dirimpetto al suo palazzo detto "Steri" in Piazza Marina di Palermo. La popolazione di Modica, scossa dalla luttuosa notizia, si ribella. A capo della rivoluzione viene chiamato Narduccio. I moti rivoluzionari ed i combattimenti contro il potente esercito Spagnuolo di Martino durano dal mese di Febbraio 1392 al mese di Ottobre dello stesso anno.
Alla fine dei combattimenti, nella Città di Modica, avvengono stragi inesorabili e condanne a morte eseguite dai soldati Regi. I promotori della ribellione e gli Eroi riconosciuti nei combattimenti vengono barbaramente trucidati. Assieme a loro vengono assassinati anche i Modicani ricchi che non avevano colpa alcuna all'infuori quella di essere ricchi.
Bernardo Caprera - cambiato elegantemente il cognome in Cabrera -, con Diploma Reale di Martino datato 25 Maggio 1395, riceve l'investitura della Città di Modica, Scicli, Ragusa, Chiaramonte, Spaccaforno, Comiso e Monterosso che riunisce nuovamente in Contea. A queste Città viene giunta Biscari che Bernardo compra dal Feudatario Mazzone e Giarratana a lui assegnata con altro Diploma reale del 25 Maggio 1395.
IL CASTELLO DI MODICA
Il gran Castello di Modica, sovrastò, sull'omonimo colle, la Città che si estendeva a valle.
Fu fortezza, la "roccaforte" della Città, molto prima del Mille. E lo fu anche dopo il Mille, in seguito all' espugnazione d' essa da parte del grandissimo esercito di Abdalak, re di Tunisi, nell'845.
Fu riconosciuto nel periodo Normanno ed assegnato a Gualtiero da re Ruggero. Poi a Federico Mosca da re Pietro D'Aragona assieme alle città, alle terre ed ai muniti Castelli di Scicli, Ragusa, Comiso, Ispica, Camarina, Chiaramonte, Monte Rosso, Giarratana, Dirillo, Pozzallo, Marsa, Murri.
In esso ebbe sede la Corte dei Conti, sovrani di Modica e di tali sopradette città, e la dimora principale delle rispettive loro consorti, Contesse, "regine" di un "piccolo regno" nel grande regno di Sicilia.
Il Castello, fu residenza grandiosa, veramente regale a causa di esse Signore che - donne gentili, leggiadre e di altissimo linguaggio, dotate di bontà e di raffinata educazione - vollero abitare in un edificio splendido oltre che sicuro e confortevole.
Da Isabella Mosca nel 1296 (prima) e Beatrice (dopo), mogli di Manfredi I, Eleonora, figlia dell' Imperatore Federico II, moglie di Giovanni II, Mattia D' Aragona, Venezia Palazzi, Costanzo Moncada, Iacopella Ventimiglia, Isabella, Timbore Aragona, Violante Padres, Giovanna Ximenes, Anna I Cabrera, Anna II Cabrera, Vittoria Colonna, Elvira Lorenzo a Caterina La Cerda nel 1704: Giuseppa Telles dal 1729 al 1740, Maria Enriquez Almanza nel 1740, Maria del pilar dal 1776 al 1802, il Castello di Modica, in quanto sede di Sovrani, fu uno dei primi e più famosi dell' Isola.
Oggi, dei resti d' esso, trasformati in costruzione civile che ospita un Asilo nido e la sede dell' O.N.M.I., dell' antico splendore, nulla, o quasi nulla, è rimasto. Rimane tuttavia il ricordo, rivive nella mente il grande passato guardando la posizione del luogo e l' attuale costruzione. E rivivono in esso le gioie, i canti, i sorrisi, la freschezza e bellezza delle giovani sovrane Contesse di Modica nei canti e nei volti di bambini che ora abitano l' alto del colle - un tempo residenza regale - per essere educate a vivere una vita pura, schietta, alta e forte come giustamente si addice, si conviene ed alle grandi doti, alle eccellenti e pregiate virtù che furono delle prime dette Sovrane abitatrici del Castello.
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